Commercio
Andamento congiunturale
L'economia britannica continua a registrare tassi di crescita sostenuti, superiori a quelli dell'eurozona. Le grandi riforme strutturali avviate dai governi conservatori e la cauta politica macroeconomica dei due esecutivi laburisti hanno creato le condizioni per una crescita che dura da oltre un decennio.
Nel 2004 il prodotto interno lordo e' aumentato del 3%, nonostante l'incerto quadro congiunturale internazionale ed il conflitto iracheno. Uno sguardo ai fattori che hanno determinato tale risultato conferma che l'economia britannica continua ad essere trainata dalla domanda interna, dalla vivacita' dei consumi privati e dall'aumento dei flussi di spesa pubblica.
Le rilevazioni dell'Office for National Statistics relative al quarto trimestre 2004 evidenziano un PIL in aumento dell'0,5%, in leggero calo rispetto ai trimestri precedenti. Il rallentamento della crescita' del PIL e' riconducibile ad una riduzione della produzione industriale dell'1,3%.
Per il 2005 il governo prevede una crescita economica del 3-3,5%, mentre secondo i maggiori centri studi economici la crescita del PIL britannico dovrebbero attestarsi sulla soglia del 2,6 %.
I fondamentali dell'economia britannica, generalmente migliori dei partner europei, manifestano primi segnali di deterioramento. L'inflazione e la disoccupazione sono sotto controllo ed ai minimi storici. Il costo del denaro, il deficit della bilancia commerciale ed il disavanzo delle amministrazioni pubbliche sono in forte espansione.
Inflazione e politica monetaria
Il Regno Unito ha attraversato in questi anni un periodo d'espansione economica non inflazionistica. La crescita dei prezzi al consumo è sotto controllo con il tasso annuo ai livelli minimi dell'ultimo trentennio. Nel mese di dicembre 2004 il nuovo indice armonizzato dei prezzi al consumo ha evidenziato una crescita dell'1,6%, ben al di sotto dell'obbiettivo programmato dalla Banca d'Inghilterra (2%) e dei tassi inflazionistici registrati nei Paesi dell'Unione Monetaria.
Nel 2004 la Banca d'Inghilterra è intervenuta quattro volte per aumentare il costo del denaro. Il Comitato per la Politica Monetaria "MPC" dell'Istituto centrale di emissione ha fissato il tasso d'intervento al 4,75% per raffreddare la bolla speculativa del mercato immobiliare e ridurre il crescente indebitamento privato delle famiglie.
I tassi d'interesse dei mutui degli ultimi anni, ai minimi storici, hanno favorito un boom dei consumi e del mercato immobiliare. Nella seconda meta' del 2004 i prestiti senza garanzie delle famiglie britanniche hanno raggiunto e superato la cifra record di 1.000 miliardi di sterline. La riduzione delle quote mensili dei mutui ha spinto i cittadini del Regno Unito ad indebitarsi per acquistare casa o per sostenere la domanda interna.
Per il 2005 i mercati si aspettano un leggero rialzo del costo del denaro. La Banca d'Inghilterra ha il difficile compito di ridurre il ricorso all'indebitamento delle famiglie britanniche e l'eccessiva crescita dei prezzi delle abitazioni. Allo stesso tempo, l'utilizzo della leva monetaria non deve scoraggiare gli investimenti ed i deboli segnali di ripresa del settore manifatturiero, da diverso tempo in crisi.
Il mercato del lavoro
La disoccupazione in Gran Bretagna, dopo 13 anni di crescita economica ininterrotta, è ai minimi storici. Le statistiche pubblicate nel mese di dicembre 2004 evidenziano un aumento del tasso d'occupazione e dei salari, una riduzione dei licenziamenti ed un contemporaneo rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro.
Il trimestre agosto-ottobre 2004 ha registrato una leggera crescita del tasso d'occupazione che ha raggiunto il 74,75 %, il dato più elevato dall'inizio delle rilevazioni statistiche. L'aumento del tasso d'impiego dei cittadini in età da lavoro e' riconducibile alla positiva performance delle pubbliche amministrazioni e dei servizi. Il settore manifatturiero ha continuato a perdere posti di lavoro.
Nello stesso periodo il numero disoccupati e' lievemente diminuito passando dal 4,8 al 4,7%. Nella Capitale ed in tutto il Sud Est dell'Inghilterra la mancanza di manodopera qualificata crea problemi di competitività sistemica nei settori scuola, trasporti pubblici, costruzioni, sanità. Lo squilibrio tra domanda ed offerta di manodopera qualificata ha contribuito alla vivace dinamica salariale con un aumento medio del 4,4%.
I conti pubblici
Nel passato biennio il bilancio dello stato ha registrato deficit crescenti. Nel 2003 il disavanzo delle pubbliche amministrazioni britanniche ha raggiunto la cifra record di 35 miliardi di sterline (pari al 3,2% del Pil) ed i dati non definitivi del 2004 evidenziano un deficit in crescita. Gli ultimi dati disponibili, periodo compreso tra Aprile e Novembre 2004, evidenziano un disavanzo delle pubbliche amministrazioni di 24,2 miliardi di sterline, con un netto peggioramento rispetto ai 20,8 miliardi di deficit registrato nello stesso arco temporale nel 2003.
L'impegno bellico in Irak ed il finanziamento della "guerra al terrorismo" hanno influito sul deterioramento della finanza pubblica. Il Tesoro ha reso noto di aver speso 2,3 miliardi di sterline nello scorso biennio e di avere ancora disponibile una riserva di £ 1,2 miliardi. Per l'anno fiscale 2004-2005 è prevista un'ulteriore riserva di £ 0,3 miliardi.
Le rigorose politiche fiscali e di controllo della spesa pubblica del primo Governo di Tony Blair sono ormai un ricordo del passato. Il ministro dell'economia Gordon Brown aveva adottato nel '97 la programmazione triennale e l'introduzione della cosiddetta "regola d'oro", per mantenere invariato il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo durante le varie fasi del ciclo congiunturale. A partire dal 2002 il Cancelliere dello Scacchiere ha avviato una politica di forte incremento della spesa pubblica in funzione anticongiunturale. Le dichiarazioni di Gordon Brown, uomo forte del governo laburista e possibile futuro primo ministro, concludono un ciclo ventennale, avviato dai governi conservatori di Margareth Thatcher, di programmato calo della pressione fiscale.
Gli ultimi rapporti semestrali dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) hanno esortato il Governo britannico alla prudenza, sottolineando la opportunita' di procedere, in una fase di ripresa, ad un "aggiustamento morbido" tramite un aumento delle tasse oppure una riduzione della spesa corrente. Sia per l'OCSE che per il Fondo Monetario Internazionale (FMI) la velocita' con cui la spesa pubblica sta crescendo potrebbe portare ad un "surriscaldamento" da eccesso di finanziamenti per i servizi pubblici. Gli economisti dei due autorevoli organismi internazionali hanno rilevato che gli aumenti quantitativi di spesa pubblica non si traducono automaticamente in un miglioramento qualitativo dei servizi erogati, ovvero in un aumento della produttivita'.
L'Esecutivo, con la legge finanziaria 2004/2005, ha confermato l'intenzione di aumentare la spesa pubblica nei settori sanità, trasporti, istruzione. Per finanziare tali spese aumenteranno i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro e si farà ricorso all'indebitamento pubblico. L'aumento della pressione fiscale si rende necessario all'indomani della prossima competizione elettorale. Gli analisti prevedono per il quinquennio 2004 -- 2008 un aumento significativo dei flussi di spesa pubblica e del disavanzo delle pubbliche amministrazioni. Secondo il documento di programmazione triennale, approvato nel mese di luglio 2004, la spesa pubblica dovrebbe passare da 279.3 miliardi di sterline nell'anno 2004/5, ai 340,5 miliardi di sterline nell'anno2007/8.
Commercio estero
La bilancia commerciale britannica e' caratterizzata da un deficit strutturale. La recente forte svalutazione del dollaro e la riduzione della produzione energetica nel Mare del Nord riducono le due voci positive della bilancia commerciale britannica. Nel 2004 il disavanzo commerciale e' peggiorato: nel periodo gennaio-novembre il dato cumulativo evidenzia un deficit di 36,3 miliardi di sterline superiore di £ 4,5 miliardi al record negativo del 2003 (pari al 3% del PIL).
Gli Stati Uniti rappresentano il maggiore mercato per i prodotti made in UK ed il rafforzamento della sterlina nei confornti riduce del dollaro riduce una
Il Regno Unito e' un importatore netto di materie prime, prodotti alimentari, scarpe, abbigliamento, apparecchiature elettriche, veicoli a motore ed e' esportatore netto di petrolio, prodotti chimici e farmaceutici, tabacco, bevande e apparecchiature meccaniche.
L'interscambio commerciale con l'Italia e' in attivo per il nostro paese. Le principali voci dell'export italiano sono rappresentate dal settore autoveicoli, mobili, componentistica auto, elettrodomestici, prodotti farmaceutici ed apparecchiature meccaniche. L'import italiano dal Regno Unito e' rappresentato dagli autoveicoli, dai prodotti farmaceutici e prodotti chimici e botanici per usi medicinali, chimica di base, macchine per ufficio, metalli di base, componenti elettronici. Gli ultimi dati disponibili confermano l'Italia al sesto posto fra i Paesi fornitori della Gran Bretagna (dopo Germania, USA, Francia, Olanda e Belgio) e al settimo posto fra i Paesi acquirenti (dopo USA, Germania, Francia, Irlanda, Olanda e Belgio).
Nei primi nove mesi del 2004 il totale dell'export italiano verso il Regno Unito e' aumentato del 2,13% mentre l'import e' diminuito dell'8,46%. Il risultato positivo delle esportazioni italiane verso il Regno Unito riflette la crescita dei prodotti energetici (+45%), metallurgia e macchine utensili (+14,89%), macchine per impieghi speciali (+8,39%), mobili (+6,23%), apparecchi meccanici ed elettrodomestici (3,76%), parti ed accessori auto (+3,04%). Sono andati meno bene il settore tessile (-3,74%) , abbigliamento (-2,22%), calzature (- 11,13%).
Gli investimenti diretti esteri
La Gran Bretagna e' il primo paese europeo per capacità d'attrazione di investimenti esteri. I motivi sono da ricercare in un insieme di fattori, tra cui quelli di maggiore rilevanza sono: basso tasso d'inflazione e moderata pressione fiscale, una forza lavoro flessibile, un sistema legale ed amministrativo rapido ed affidabile, ed infine, una situazione politica ed economica stabile.
Gli investimenti esteri nel Regno Unito sono concentrati soprattutto nel settore manifatturiero ad alto contenuto tecnologico e nel settore dei servizi finanziari. Ci sono circa 43.000 società estere con investimenti nel Regno Unito e di queste circa 13.300 provengono dagli Stati Uniti, 4320 dalla Germania, 4183 dall'Olanda, 3938 dalla Francia, 1789 dalla Svizzera, 1635 dall'Irlanda, 1375 al Giappone, e 790 dall'Italia.
Nel 2004 Il Regno unito a riconquistato la leadership europea nell'attrazione degli IDE. Secondo l'Istituzione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Economico (UNCTAD), la Gran Bretagna ha beneficiato del miglioramento congiunturale internazionale e, soprattutto, delle grandi operazioni di M&A (fusioni ed acquisizioni). Le statistiche dell' UNCTAD rivelano un boom degli IDE in entrata nel Regno Unito, che sono passati dai 21 miliardi di dollari nel 2003 a ben 55 miliardi nel 2004. Alla base dell'eccezionale performance britannica, oltre alla crescita economica ed alle grandi operazioni di M&A, vi sono l' aumento dei profitti delle grandi aziende britanniche ed il re-investimento sul mercato interno. Secondo il responsabile degli economisti dell' Unctad, la decisione di mantenere la sterlina al di fuori dall' area dell' Euro non ha ridotto i vantaggi competitivi della Gran Bretagna come destinazione ideale degli IDE.